
LUCA SANTELLA PER BLUEGAME
L’idea e la gestione del progetto Bluegame è di Luca Santella, che ieri si è affermato come velista pluridecorato e oggi come architetto di successo.
Qual è la filosofia che sta dietro questa barca?
Dietro questa barca ci sta la semplicità, cioè un mezzo che potesse essere il filtro minore tra essere sulla barca e l’acqua. Quindi, facile da usare, sicura per andare con la famiglia, per andare a pesca, pratica per poter effettuare da soli una serie di manovre in piena sicurezza. Si è privilegiata la funzionalità. La parte estetica è legata a tanti piccolo accessori, a tanti piccoli tocchi che si cominciano a vedere quando si sale a bordo e che arricchiscono la barca. Però la funzionalità è stata l’elemento principe.
Non c’è però un segno che riporti necessariamente a un stile motoscafo, assolutamente no. Lo scafo dentro è scavato ed è tutto l’opposto di quello che uno si aspetta dal motoscafo.
C’è quindi un’idea velistica?
Il richiamo velistico si lega alla mia esperienza a bordo del Vim, è un Coppa America del 1938, dove, nell’essenzialità massima di una barca del genere e alla ricerca di limare i pesi, c’erano dei punti forti importanti che erano il bianco e il disegno dei mobiletti con la doga. Non avevano perso, diciamo, l’occasione di lasciare un segno importante. Quando ho disegnato gli interni del Bluegame c’è stato tanto richiamo di quel bianco e di quel disegno del legno.
Nella vostra filosofia, quale dovrebbe essere l’acquirente?
La giovane storia della barca dice che il nostro acquirente, a oggi, è un personaggio che ha già avuto tante barche, è un profondo conoscitore del mare, una persona con un buon potere d’acquisto, che si sente tranquillo di tenere il Bluegame vicino a un Benetti 50 metri di un amico. Ed è quello che succede!
Diciamo che questo è il feedback che abbiamo di queste tre stagioni durante le quali abbiamo venduto la barca in tutti i più bei porti del mondo.
Si tratta di una barca con interni custom, però mi sembra di capire che la prima idea di interni è quella che poi ha avuto successo?
Dal punto di vista estetico: delle essenze e del colore. Però funzionalmente, quindi a livello distributivo, ci possiamo invece permettere di proporre quattro diverse possibilità. La prima con una grande dinette davanti e una camera armatoriale con un letto doppio separato. Un po’ snob volendo. Però se leggiamo lo spirito con cui si usa questa barca è una soluzione che, se da un lato è snob, dall’altro è molto pratica perché chi ha famiglia spesso decide di mettersi i bimbi piccoli a dormire di fianco. La dinette di prua è di nuovo un legame forte con la barca a vela perché si abbassa e diventa la seconda cabina cosa che nel motoscafo, mio profondo sconosciuto, non ci si aspetta. Però devo dire che su dieci scafi prodotti ce ne sono dieci con la dinette così. Non abbiamo mai fatto la cabina di prua, il che vuol dire che il fruitore di questa barca, come ho detto prima, è un personaggio speciale.
Qualche richiesta un po’ particolare?
C’è stato un cliente che a poppa voleva un frigorifero per il sushi e un sedile speciale e glieli abbiamo trovati. Il cliente in questione è un grosso personaggio che si è innamorato immediatamente della barca e un giorno mi ha scritto un fax a mano con i complimenti per la barca. Io l’ho messo in archivio e dopo qualche mese mi ha telefonando dicendo: “Ho fretta perché sto per entrare in sala operatoria, ma martedì prossimo verrò in Italia e vorrei provare una barca.” Il martedì è venuto con un aereo privato, ha provato la barca e l’ha comprata. E ora ha già ordinato quella più grande, il 57 piedi.
E a che punto è il 57 piedi?
Gli stampi sono quasi completati ed entro l’anno avremo il primo scafo in cantiere e inizieremo l’allestimento con la stessa filosofia del modello attualmente in produzione, ma con maggiori spazi a disposizione, soprattutto negli interni. Questo ci ha permesso di allinearci alla distribuzione degli spazi degli altri scafi di uguali dimensioni. Nel 47l’architettura della coperta ci ha un po’ vincolato nel disegno degli interni, nel 57, invece, non c’è stato compromesso e abbiamo potuto concretizzare tutte le nostre idee.