INTERVISTA A NORBERTO FERRETTI

Abbiamo chiesto a Norberto Ferretti, presidente del gruppo che porta il suo nome, di farci un punto della realtà del mercato nautico e del suo gruppo in particolare.

Qual è la filosofia attuale del gruppo?
La filosofia è sempre la stessa. Non è che, con la recente evoluzione del mercato, il gruppo sia cambiato in termini di filosofia. Norberto Ferretti - Presidente Ferretti GroupÈ chiaro che abbiamo sicuramente di fronte un mercato che ci riporterà alla realtà di quattro o cinque anni fa. Torneremo al 2003, 2004.
Quindi dovremo strutturarci in modo da affrontare quel tipo di realtà.
Mentre, in termini di gestione aziendale, credo che sarà fondamentale tornare a concentrarsi sul nostro core business, tornare quindi a fare industria e non finanza, che è poi la strategia che ha portato alla leadership di Ferretti a livello mondiale in 41 anni di attività. Faremo della Ferretti un'azienda ancora più focalizzata sulla produzione, sui costi di produzione e sul mercato.

Quindi manterrete la produzione, la linea produttiva intesa come tipologia di barche e rivedrete i numeri?
Certo. Ristruttureremo quella che è la struttura interna dell'azienda. In tal senso, abbiamo già intrapreso e stiamo intraprendendo una serie di azioni tese a potenziare le sinergie di un gruppo che conta al suo interno 9 tra i più famosi e storici marchi del panorama mondiale della nautica da diporto e che vanta le competenze più avanzate in tema di ricerca e progettazione navale.

Proprio nell'ottica di soddisfare il cliente, diremmo che adesso si punta al servizio post vendita. È vero che è diventato molto più importante di quello che era una volta?
Sono anni che noi diciamo che il customer care è quello che fa la differenza. Purtroppo, oggi il mercato nautico offre moltissime imbarcazioni di diversa qualità. Di studi architettonici ne sono nati a centinaia, di terzisti che fanno modelli e stampi ce ne sono tanti, di studi di ingegneria ce ne sono tanti…
Oggi la differenza la fanno la qualità, il comfort e il servizio post vendita. Ferretti, in tal senso, ha istituito una Divisione service con l’obiettivo di sviluppare e coordinare una serie di attività ritenute strategiche dal gruppo e che contribuiranno in maniera significativa all’assistenza e alla fidelizzazione dei propri armatori. A fare la differenza è anche il valore dell'usato.

Qual è l'età media di una barca Ferretti?
Dai tre ai quattro anni. E' chiaro che, con un prodotto nuovo che alcuni cantieri vendono a sconto 40-50%, l'usato di tutta l’industria nautica un po' soffre. Però, se non altro, il nostro usato mantiene il suo valore nel tempo. In questa situazione io credo che la grande difficoltà di certi cantieri, anche se offrono uno sconto del 40%, sarà la riflessione del cliente che dice: "Va bene, ma dopo quando lo devo cambiare?".
Per questo motivo solo le imbarcazioni dei brand più prestigiosi riescono ad assicurare al cliente che nel momento in cui si deciderà di rivendere il proprio yacht, si riuscirà in massima parte a rientrare dell0investimento effettuato anni proma con l’acquisto dell’imbarcazione.

C'è qualcosa di particolare che oggi il cliente chiede e una volta non chiedeva?
Forse oggi, sapendo che il cantiere deve accontentarlo, chiede più personalizzazione di una volta. E noi, che abbiamo sempre sposato questa filosofia, da un anno a questa parte stiamo ulteriormente potenziando i nostri servizi in tal senso.

Dal punto di vista della tecnologia, lo trovate abbastanza maturo da capirla? Sì. Il cliente è maturato molto per merito delle riviste. Oggi è il cliente che ti dice: "Il generatore da 6 kW non basta. Devo upgradare a 9 o a 12 kW." Una volta il cliente pensava che se ii cantiere montava il 6 voleva dire che andava bene quello. Oggi il cliente sa che certi impianti hanno bisogno di questo e di quello.

È sempre attuale dire che l'armatore s'interessa alla tecnologia della barca e la moglie agli interni?
E' la moglie che sicuramente decide il decoro della barca e ha comunque una buona incidenza anche sulla scelta della barca stessa. Quando la moglie è innamorata del prodotto abbiamo fatto un bel pezzo di strada.

Ci sono consistenti mercati emergenti?
La Turchia è un mercato abbastanza consistente perché è una nazione in crescita da diversi anni e piano piano è cresciuto anche il cliente turco. Continuiamo poi a puntare, oltre che sul mercato europeo e sull’area del Mediterraneo, sui mercati come quello dell’Europa dell’est, del Far east e del Middle east. Infine, anche il mercato statunitense continua ad essere un’area strategica per il gruppo.

Avete creato una sinergia tra CRN e Riva. Come è nata l’idea del nuovo modello?
Il nostro obiettivo è quello di potenziare le sinergie al nostro interno. Per questo abbiamo lanciato un progetto comune tra i due brand CRN e Riva per la produzione di una nuova linea di imbarcazioni dai 50 agli 80 metri. La nuova collezione, che sarà ispirata all’attuale gamma Riva, sarà disegnata da Mauro Micheli che, con il suo studio Officina italiana design, ha curato sino a oggi la progettazione di tutta la gamma Riva.
Il progetto del primo modello della nuova collezione, un 68 metri dalle linee pulite, è stato presentato in anteprima mondiale al XIX Monaco yacht show e sarà seguito dal lancio di uno yacht da 50 metri, secondo modello della gamma.

Come stanno andando in marchi del gruppo?
Attualmente, la contrazione dei volumi di vendita si è riscontrata principalmente nel segmento delle imbarcazioni di piccole dimensioni, mentre la produzione di mega e maxi yacht (sopra gli 80 piedi) sta proseguendo in maniera regolare.

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